2021 - 2026 WORKS.Thi Michelle Nguyen 2022 - 2026

01CONTENTS. Thi Michelle Nguyen il Parco del Cavaticcio e la Palazzina Magnani. 2026

02 la citta’ di Auroville. 2025 03 Restauro Biblioteca Manfrediana e Chiesa dei Servi. 2024 04 Villa a schiera. 2023

01 IL PARCO DEL CAVATICCIO E LA PALAZZINA MAGNANI, 2026 Il progetto consiste nella rigenerazione del Parco del Cavaticcio e nella riqualificazione della Palazzina Magnani come nuovo hub culturale, inseriti all’interno del distretto culturale di Bologna, la Manifattura delle Arti. L’area di intervento si inserisce all’interno del distretto culturale della Manifattura delle Arti, sviluppandosi attorno alla presenza sotto al livello del suolo, del Canale Cavaticcio. L’area ha rappresentato, nel corso delle evoluzioni storiche il fulcro delle attività economico mercantili dell’antico ex porto Navile di Bologna. Con la dismissione del porto e le più recenti trasformazioni urbanistiche l’area subisce un continuo adattamento alle esigenze cittadine, fino a configurarsi oggi come polo culturale. Tale stratificazione storica ha portato ad una frammentazione spaziale e percettiva: Il Parco del Cavaticcio si presenta attualmente come un vuoto urbano isolato, in cui la memoria storica e il potenziale dell’area rimangono per lo più inespressi. Partendo da queste premesse la presente tesi propone delle strategie di rigenerazione che mirano a ricucire i vuoti dello spazio pubblico, avvicinando l’architettura all’arte. L’intervento sul Parco del Cavaticcio si basa su un’attenta analisi dei percorsi esistenti e della loro permeabilità verso le istituzioni culturali circostanti, con una particolare attenzione sull’edificio del MAMbo e Palazzina Magnani. La proposta progettuale prevede l’inserimento di nuovi punti di accesso, di nuove aree di sosta, con inserimento di arredo urbano integrato, in grado di migliorarne la permanenza, la fruizione e socialità. Il Parco del Cavaticcio, in questo modo, viene restituito alla città, non solo come passaggio urbano secondario, ma come baricentro urbano della Manifattura delle Arti, dove convivono memoria e cultura a favore dello spazio collettivo.

Attraverso l’utilizzo del software ENVI-MET è stato possibile modellare il COMPORTAMENTO FISICO E MICROCLIMATICO del Parco del Cavaticcio al fine di individuare gli aspetti negativi e mitigare l’effetto isola di calore. Una volta ottenuti i risultati delle analisi, effettuate nei giorni più caldi dell’anno, è stato possibile convalidareli con i dati misurati dalla stazione meteoclimatica installata in un edificio dell’Univesità di Bologna adiacente al Parco del Cavaticcio. Nello specifico sono stati analizzati solo alcuni aspetti microclimatici del parco considerati essenziali ai fini della progettazione tra cui la temperatura dell’aria e delle superfici per migliorare il benessere termico percepito. A seguito delle analisi è stato fondamentale considerare i dati più critici e migliorarne gli aspetti, tra gli interventi più importanti ci sono : opere di DEPAVIMENTAZIONE, incrementazione del verde e l’integrazione di NUOVE INFRASTRUTTURE VERDI. Grazie ai nuovi interventi le temperature percepite all’interno del Parco del Cavaticcio si sono abbassate di circa QUATTRO GRADI.

ACCESSIBILITA’ : • migliorare gli accessi esistenti, eliminando le barriere fisiche e integrando rampe architettoniche con pendenze inferiori all’8%; • inserire un nuovo accesso dalla strada per connettere, in maniera più diretta e chiara, il livello della città con la quota ipogea del parco (ca 8m); CONNESSIONI: • semplificare e delineare il sistema dei percorsi interni sfruttando nuovi assi e nuove gerarchie; • definire nuova direttrice strategica di collegamento tra MAMbo e Palazzina Magnani in grado di connettere, in maniera più fluida e accessibile, le due estremità del parco, integrando gli edifici circostanti; SPAZI CULTURALI: • configurare aree flessibili e attrezzate in grado di ospitare attività artistiche, culturali e sociali; • inserire nuove arredi urbani confrotevoli che favoriscono le interazioni sociali e prolungano i tempi di permanenza dei passanti, trasformando il parco da luogo di passaggio a polo culturale;

SOSTENIBILITA’ : • mitigare l’effetto isola di calore attraverso la riapertura del Canale del Cavaticcio, l’incremento della densità arborea per potenziare le aree ombreggiate, e infine, la rigenerazione materica con opere di depavimentazione e sostituzione dei materiali; VALORIZZAZIONE : • sfruttare la memoria del luogo e valorizzarne gli attributi storici ;

Il recupero degli edifici dismessi, abbandonati e in forte stato di degrado rappresenta oggi una delle sfide più complesse per l’architettura sostenibile in Italia: la crisi ambientale e la necessità di azzerare il consumo di suolo stabiliscono l’esigenza di rigenerare i vuoti urbani, In questo scenario si inserisce il progetto di riqualificazione della Palazzina Magnani, un edificio residenziale storico di origine duecentesca, trasformatosi in circolo ricreativo dopolavoro nel dopoguerra, oggi in forte stato di degrado. L’area di intervento occupa una posizione strategica nel distretto della Manifattura delle Arti, un grande polo culturale nel quadrante Nord-Ovest della città di Bologna, fortemente frammentato. Nello stato attuale, la palazzina storica agisce da barriera fisica e introversa, accentuando la frammentarietà spaziale e morfologica tra la città storica consolidata, rappresentata dall’asse stradale di via Azzo Gardino e via Riva di Reno, e l’invaso del Parco del Cavaticcio. Il progetto scardina questa condizione di chiusura attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche e una rielaborazione dei flussi pedonali. L’intervento ricerca la valorizzazione della Palazzina Magnani attraverso un’opera di rigenerazione urbana in grado di rivitalizzare l’area di progetto per restituirla alla comunità come un nuovo centro culturale, accessibile a tutti. Attraverso la riconfigurazione degli spazi interni, la pianificazione degli spazi esterni e la gestione della progettazione di un nuovo volume addizionato, si ottiene un sistema architettonico polifunzionale e permeabile per la produzione e fruizione dell’arte contemporanea, in diretta connessione con il MAMbo. La Palazzina Magnani, allora, smette di essere un limite fisico e si trasforma in una soglia: un luogo dove la storia accoglie la cultura e l’architettura diventa paesaggio.

Il concept di progetto nasce, dunque, dalla volontà di abbattere la barriera che isola il Parco del Cavaticcio rispetto alla vita cittadina del distretto culturale, rielaborando la Palazzina Magnani come uno spazio di transizione urbana. Il progetto di riqualificazione del fabbricato si basa sul concetto di permeabilità degli spazi affinché l’architettura venga al contempo valorizzata e reinterpretata come cerniera in grado di ricucire la spina della città storica con l’invaso del parco. Il progetto prevede il superamento delle barriere architettoniche e della rigidità del blocco opaco attraverso la rielaborazione dei percorsi e dei dislivelli del terreno, mentre l’edificio viene concepito come una soglia il cui piano terra viene parzialmente liberato e trasformato in un vero e proprio portale d’accesso in grado di accogliere le persone e avvicinarle alle attività culturali fino ad accompagnarle gradualmente verso la dimensione pubblica e naturalistica del Cavaticcio. Tra le richieste: CULTURAL HUB PERMEABILITA’ SPAZI COWORKING ALL’APERTO Tra i requisiti posti alla base dell’intervento assume un ruolo centrale la volontà di integrare al progetto spazi per il co- working all’aperto con l’obiettivo di abbattere i confini tradizionali che racchiudono l’ambiente di lavoro indoor. Sono state configurate aree ombreggiate e microclimaticamente protette che consentono l’estensione del lavoro verso l’esterno caratterizzati da un’elevata qualità ambientale e coni visivi in direzione del Parco del Cavaticcio. A partire da queste considerazioni, la strategia progettuale prevede come obiettivo principale l’apertura e la permeabilità del lotto della Palazzina Magnani verso il nuovo parco. L’area esterna viene, dunque, rimodellata affinché crei spazi di socialità e sosta attiva, in cui le postazioni di lavoro non sono concepite come banali arredi urbani ma si innestano in maniera strutturata all’interno del masterplan del parco. Attraverso la modulazione del verde e del terreno si crea un’infrastruttura verde polifunzionale e attrezzata, capace di coniugare le esigenze delle postazioni di lavoro del singolo con la dimensione pubblica e naturale del comparto urbano.

piano terra piano primo

La rifunzionalizzazione della Palazzina Magnani mira a congiungere tre macro-obiettivi tra cui la produzione artistica/culturale, la fruizione pubblica e la socialità condivisa, durante la ridistribuzione interna è stato fondamentale pensare all’annessione di un corpo nuovo che ospitasse un ambiente pulito come un grande open-space polifunzionale, capace di ospitare eventi di scala più grande, in diretta comunicazione con la piazza pubblica esterna e il ponte di collegamento con il MAMbo. Per quanto riguarda l’articolazione degli ambienti, interna alla palazzina, il piano terra persegue l’obiettivo della massima permeabilità spaziale lungo l’asse distributivo centrale. In questo modo è possibile ripartire le funzioni tra le due ali laterali: da un lato, gli spazi dedicati al co working e dall’altro i laboratori artistici affacciati entrambi a sud, beneficiando dell’illuminazione naturale; per quanto riguarda la facciata nord, essa viene riaperta ella sua configurazione originaria di loggiato filtrante destinato ad aree di sosta informali. Il piano seminterrato accoglie le funzioni che necessitano di minore illuminazione come le sale immersive e i laboratori fab-lab, dotati di un accesso diretto all’esterno. Il piano ammezzato, caratterizzato da una dimensione più intima e protetta viene riservata interamente alle residenze d’artista. Infine il piano primo ospita il caffè culturale, con una posizione strategica che offre ai suoi utenti l’affaccio diretto sulla nuova terrazza panoramica. L’elemento cardine della ridistribuzione interna è proprio la posizione strategica del nucleo dei collegamenti verticali, quali corpo scala e vano ascensore, che funge da vera e propria cerniera funzionale e distributiva tra Palazzina Magnani e il volume nuovo addizionato. Esso governa la ripartizione dei flussi interni in maniera strategica, traducendo ogni punto di arrivo in un ambiente connettivo o di sosta.

1 Tirante in acciaio, fissaggio con resina vinilestere / 2 Isolante fibra di vetro 10 3 Intonaco interno 1.5 4 Piastra di fissaggio del tirante / 5 Pilastro in acciaio IPE 300 30x30 6 Fascia di giunzione antisismica 5

02 LA CITTA’ DI AUROVILLE, 2025 Auroville, il cui nome significa letteralmente “Città dell’Aurora”, è una città sperimentale internazionale situata nel Tamil Nadu, nel sud dell’India, nelle vicinanze di Puducherry. Il progetto nasce come un laboratorio sociale, ambientale e spirituale, nel quale l’organizzazione dello spazio costituisce uno degli strumenti attraverso cui sperimentare nuove modalità di abitare e di relazione tra individuo, comunità e territorio. La città viene concepita come un organismo in evoluzione, nel quale l’architettura e l’urbanistica assumono un ruolo strettamente connesso agli aspetti sociali, culturali ed ecologici. Dal punto di vista urbanistico, il principale riferimento progettuale di Auroville è il Galaxy Plan, sviluppato a partire dalle indicazioni di Mirra Alfassa e successivamente elaborato dall’architetto francese Roger Anger. Il piano propone una configurazione urbana caratterizzata da una geometria dinamica e spiraliforme, concepita per organizzare progressivamente gli spazi della città attorno a un centro simbolico e funzionale. Al centro del sistema urbano si trova il Matrimandir, concepito come il cuore spirituale di Auroville. L’intero sistema urbano è inoltre circondato da una vasta Green Belt, una cintura verde concepita come elemento di protezione e di transizione tra l’insediamento urbano e il territorio circostante. La Green Belt assume una duplice funzione: da un lato contribuisce alla ricostruzione e alla tutela dell’ecosistema locale, dall’altro costituisce una componente strutturale del progetto urbano, introducendo una relazione diretta tra città, paesaggio e attività agricole. Si presenta un’ipotesi progettuale di una città continua immersa nel verde, con percorsi fluidi e dinamici in grado di ospitare i visitatori temporanei o a lunga permanenza al centro spirituale.

Il progetto per Auroville si sviluppa a partire dalla reinterpretazione della struttura urbana esistente e, in particolare, dalla RELAZIONE tra il CENTRO SPIRITUALE del Matrimandir e la DIMENSIONE TERRITORIALE DELLA CITTÀ (ca 25 km). L’impianto proposto assume come riferimento i PRINCIPALI ASSI PERIMETRALI, mantenendone il ruolo di infrastrutture di connessione tra il nucleo centrale e le aree più esterne dell’insediamento. Questi assi costituiscono la struttura primaria della mobilità e definiscono un sistema gerarchico sul quale si innesta la successiva articolazione dello spazio urbano. All’interno di tale struttura viene introdotta una MAGLIA REGOLARE A GEOMETRIA QUADRATA, destinata principalmente all’organizzazione dell’edificato e della rete dei percorsi secondari. Alla regolarità della maglia si contrappone il CARATTERE PIÙ ORGANICO DEI PERCORSI PRINCIPALI, che interrompono e reinterpretano la geometria ortogonale attraverso direttrici curve orientate verso il centro spirituale. Questi percorsi principali assumono una duplice funzione, infrastrutturale e paesaggistica. Il loro andamento organico determina CINQUE GRANDI LINGUE VERDI, all’interno della maglia urbana che collegano i cinque poli principali della città (amministrativo, economico, residenziale, culturale, spirituale) con il Matrimandir. Il verde diviene pertanto parte integrante della struttura urbana: non uno spazio residuale tra gli edifici, ma una vera e propria INFRASTRUTTURA TERRITORIALE, capace di orientare i flussi, definire gli spazi pubblici e stabilire una CONTINUITÀ ECOLOGICA tra il centro e la periferia. La stessa logica di connessione viene sviluppata attraverso un sistema complementare di PERCORSI SOPRAELEVATI, che in alcuni punti riprende le direttrici principali e ne amplifica la continuità spaziale. La sovrapposizione tra il livello del suolo e quello sopraelevato consente di articolare differenti modalità di attraversamento della città, mantenendo al contempo il PIANO TERRENO LIBERO E PERMEABILE. Ne deriva una struttura urbana tridimensionale nella quale mobilità, architettura e paesaggio concorrono alla definizione di un UNICO SISTEMA CONTINUO.

Lungo queste direttrici viene introdotto un PRINCIPIO DI PROGRESSIVA RAREFAZIONE DELL’EDIFICATO verso il centro spirituale. All’avvicinarsi al Matrimandir, la densità costruita e l’altezza degli edifici diminuiscono gradualmente, permettendo al paesaggio di assumere un ruolo sempre più dominante. Il movimento diventa parte integrante del progetto: l’avvicinamento al Matrimandir coincide con una progressiva riduzione della densità, della scala e della complessità dell’ambiente costruito. Parallelamente alla definizione della struttura urbana, il progetto introduce un modello insediativo orientato alla PERMANENZA TEMPORANEA E PROLUNGATA, capace di accogliere sia visitatori sia abitanti. La città viene pertanto concepita come un SISTEMA sufficientemente AUTONOMO da integrare al proprio interno le principali funzioni necessarie alla vita quotidiana. La mobilità pedonale costituisce uno dei principi fondamentali del progetto. La prossimità tra le diverse funzioni e la continuità della rete dei percorsi permettono di concepire la città come un ambiente prevalentemente PERCORRIBILE A PIEDI. La mobilità veicolare viene limitata agli assi infrastrutturali principali e alle aree necessarie al servizio della città, mentre all’interno dell’insediamento prevale una rete di attraversamenti pedonali e ciclabili integrata con il sistema del verde. Particolare rilevanza assume inoltre il rapporto tra infrastruttura verde e condizioni climatiche. La vegetazione viene utilizzata come dispositivo ambientale capace di produrre ombreggiamento, mitigare l’esposizione solare e migliorare il comfort degli spazi aperti. Alberature, superfici vegetali e sistemi di ombreggiamento vengono quindi integrati direttamente nella struttura dei percorsi e degli spazi pubblici, trasformando il paesaggio in una componente attiva del funzionamento urbano. In tale prospettiva, il piano terra viene concepito come il livello maggiormente permeabile. La continuità tra spazi pubblici, percorsi, vegetazione e attività collettive mira a evitare una netta separazione tra spazio costruito e spazio aperto. Gli edifici vengono pertanto sollevati, attraversati o arretrati laddove necessario, consentendo al sistema dei percorsi e delle lingue verdi di PENETRARE ALL’INTERNO DELL’EDIFICATO. Il piano terreno assume così il carattere di una infrastruttura pubblica continua, capace di garantire permeabilità fisica, visiva e paesaggistica. L’obiettivo finale è dunque la costruzione di un sistema urbano continuo, autosufficiente, pedonale e fortemente integrato con il paesaggio, nel quale il verde non rappresenti un elemento complementare all’architettura, ma costituisca uno dei principali dispositivi attraverso cui organizzare la città.

03 RESTAURO BIBLIOTECA MANFREDIANA E CHIESA DEI SERVI, 2025 Il complesso della Biblioteca Manfrediana, della Chiesa dei Servi e dei due chiostri costituisce un organismo architettonico di particolare rilevanza storica e urbana nel centro storico di Faenza. Il complesso faceva parte di un antico convento medievale dei Servi di Maria ed è caratterizzato da una stretta relazione tra architettura religiosa e organizzazione della vita comunitaria. Nel XIX secolo il Comune acquistò il complesso conventuale e lo destinò a nuove funzioni culturali, tra cui biblioteca, pinacoteca e scuole, consolidandone la vocazione culturale dell’area. Il complesso si presenta come un sistema articolato, nel quale permanenze storiche, trasformazioni e nuovi usi convivono all’interno di una struttura architettonica unitaria, ma caratterizzata da differenti epoche e linguaggi. Il progetto di restauro architettonico prevede la riorganizzazione degli spazi interni al fine di costituire un polo culturale contemporaneo e attrattivo, capace di rispondere alle esigenze della fruizione attuale senza compromettere la riconoscibilità e l’autenticità del complesso storico. Il progetto mira pertanto a instaurare un equilibrio tra innovazione funzionale e conservazione dell’identità architettonica, inserendo nuovi usi all’interno della struttura storica attraverso interventi compatibili e rispettosi della stratificazione esistente.

SEZIONE LONGITUDINALE CORTILE LATO SUD-EST 1:100 POST INTERVENTO DI RESTARO E SCIALBATURA

In tale prospettiva, la Chiesa dei Servi, attualmente sconsacrata, viene rifunzionalizzata come sala studio a fruizione continuativa, aperta 24 ore su 24, assumendo il ruolo di nuovo spazio collettivo destinato allo studio e alla permanenza. La chiesa viene direttamente posta in relazione con un bookbar, collocato in prossimità del lato sinistro dell’abside, creando una continuità funzionale tra gli spazi dedicati alla lettura, alla socialità e alla permanenza informale. Il collegamento con il complesso bibliotecario principale è inoltre garantito attraverso il chiostro maggiore, che assume il ruolo di elemento di connessione spaziale e distributiva tra le diverse parti del sistema. All’interno della nuova configurazione funzionale è previsto inoltre l’inserimento di un teatro, orientato verso il cortile interno, concepito come spazio per attività culturali, conferenze e iniziative pubbliche. A questo si affianca un sistema articolato di sale di lettura interne ed esterne, volto a diversificare le modalità di fruizione e a valorizzare la relazione tra gli ambienti costruiti e gli spazi aperti dei chiostri. L’asse principale di distribuzione costituisce l’elemento ordinatore dell’intero sistema e accoglie gli scaloni monumentali di ingresso e la reception, configurandosi come principale spazio di orientamento e di accesso alle diverse funzioni. Sul lato destro dell’asse si colloca il chiostro minore, attorno al quale vengono organizzati gli spazi destinati all’archivio e le sale di lettura per l’infanzia. Tale distribuzione risponde all’esigenza di articolare la fruizione del complesso secondo differenti livelli di intensità acustica, separando gli ambienti destinati alla lettura degli adulti da quelli rivolti all’utenza infantile, caratterizzati da una maggiore componente ludica e sonora. Ai livelli superiori il programma funzionale viene ulteriormente articolato attraverso l’inserimento di ulteriori sale di lettura, spazi destinati all’intrattenimento e alla socializzazione giovanile e sale per attività musicali. Ne deriva un sistema culturale diversificato, nel quale studio, lettura, produzione culturale e socialità convivono all’interno di un organismo architettonico unitario. La strategia progettuale si fonda dunque sulla riconnessione delle diverse parti del complesso attraverso un sistema di spazi e funzioni complementari, attribuendo ai chiostri e agli spazi di distribuzione un ruolo centrale nella costruzione delle relazioni tra le preesistenze. L’obiettivo è restituire al complesso una nuova centralità urbana e culturale, attraverso una rifunzionalizzazione capace di integrare le esigenze della contemporaneità con i caratteri storici e architettonici dell’edificio.

L’area d’intervento ha subito, nel corso dei secoli, ingenti danni provocati da eventi sismici e danni bellici che ne hanno causato il dissesto e il crollo. L’idea alla base dell’intervento volge al ripristino della copertura originale ipotizzata in seguito a una attenta analisi del sito, adottando un linguaggio nuovo che, pur discostandosi volutamente dai materiali storici, ne reinterpreta le forme. Tale scelta intende dichiarare con chiarezza, l’azione progettuale, senza mimetismi, conservando al contempo l’integrità e il valore storico dell’intero complesso. La proposta di intervento prevede la realizzazione di una struttura in acciaio e legno lamellare in prossimità del complesso presso il cortile retrostante ai chiostri. La copertura inclinata in legno riprende la struttura storica e ne rispetta i dislivelli. Si propone inoltre la realizzazione di un manto in tegole modulari in lamiera che riprenda la disposizione tradizionale dei coppi in cotto distaccandosi però dal materiale tradizionale creando un contrasto tra il vecchio e il nuovo. La struttura sarà destinata a un piccolo teatro e laboratorio teatrale; anche attraverso la scelta della destinazione d’uso si intende presentare il concetto di connubio tra arte e storia che si riflette nel ripristino dell’apertura dell’arco decorato in terracotta, arte tradizionale del territorio, che fungerà da accesso dall’interno del braccio sud del complesso al teatro.

26 30 trave doppia c con cavità porta impianti piastra in acciaio per 26 30 Pavimentazione in resina 3 cm 1 2 3 4 5 6 7 8 1 2 3 4 5 Massetto alleggerito porta impianti 4+5 cm Membrana impermeabilizzante Isolante XPS 12 cm Soletta in cls con rete elettrosaldata 10 cm TTACCO PILASTRO-PARASTA scala 1:20 DETTAGLIO E CONSOLIDAMENTO CEF scala 1:20 N

-0,57-0,57 +11,5 +8,4 +4,03 +5,05 Capriata PolonceauTendaggio

Laboratorio di Restauro Architettonico 24/25Laboratorio di Restauro Architettonico 24/25 Restauro architettonico Restauro architettonico: Andrea Ugolini, Marco Pretelli: Andrea Ugolini, Marco Pretelli Conservazioni dei materiali nell’edilizia storica Conservazioni dei materiali nell’edilizia storica: Alessia Zamp: Alessia Zamp TutorTutor:: Giorgia Sgroi, Eleonora Melandri, Marco SolaroliGiorgia Sgroi, Eleonora Melandri, Marco Solaroli 26 30 trave doppia c con cavità porta impianti piastra in acciaio per ancoraggio parasta 4 teste di nuova costruzione infisso a taglio termico trave secondaria di supporto isolante in vetro cellulare CONSOLIDAMENTO DEL PARAMENTO MURARIO ESISTENTE tramite la realizzazione di una parasta in muratura che si innesta all'esistente incrementandone la rigidezza apportando una quota parziale dei carichi verticali alla muratura storica 26 30 ATTACCO PILASTRO-PARASTA scala 1:20 In seguito agli interventi di pulitura e consolidamento elencati precedentemente durante la fase di analisi, si procede con il tamponamento di alcune aperture al livello inferiore attraverso la realizzazione di nuovi paramenti murari di tamponamento in materiale idoneo (voce 025066). Questa operazione permette di incrementare la continuità e la capacità portante del paramento, migliorandone la stabilità strutturale. La conseguente ridistribuzione dei carichi crea una condizione più adeguata alla successiva operazione di rimozione delle catene e riapertura dell’arco storico senza compromettere l’equilibrio statico dell’insieme. Verranno mantenute le aperture al piano superiore alla quale verranno sostituiti gli infissi.

04 VILLA A SCHIERA, 2025 Il presente progetto riguarda la progettazione di una villetta a schiera situata nel territorio di Cesena, all’interno di un lotto di dimensioni 7 × 21 m. Il lotto si caratterizza per la presenza di muri perimetrali continui sui lati est e ovest, mentre i fronti nord e sud risultano liberi, determinando condizioni specifiche per l’organizzazione degli spazi interni, per l’illuminazione naturale e per il rapporto tra edificio e ambiente esterno. Il progetto nasce dall’obiettivo di sviluppare un organismo abitativo capace di coniugare le esigenze funzionali e spaziali dell’abitare con gli aspetti propri della progettazione costruttiva. L’analisi è stata quindi affrontata a diverse scale, partendo dalla definizione dell’impianto architettonico e della distribuzione degli ambienti, fino ad arrivare allo studio delle soluzioni tecnologiche e dei principali dettagli costruttivi. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra la configurazione del lotto e le scelte progettuali, considerando l’orientamento dell’edificio e la possibilità di sfruttare i fronti liberi per favorire illuminazione e ventilazione naturale, oltre alla relazione tra gli spazi interni e quelli esterni. Parallelamente all’approfondimento architettonico ed esecutivo, il progetto ha affrontato alcuni temi legati alla sostenibilità ambientale ed energetica, con l’obiettivo di individuare strategie progettuali in grado di migliorare il comfort abitativo e ridurre il consumo di risorse. Sono state pertanto considerate soluzioni relative all’involucro edilizio, all’orientamento, al controllo dell’irraggiamento solare, alla scelta dei materiali e all’integrazione di strategie passive e impiantistiche.

2160 6 539 40 367 12 885 760 39272418 6870649552308 123456789101112131415 3 2 1 4 16 17 100 250 100 250 100 250 100 210 70 160 90 200 90 200 90 200 90 200 100 250 100 250 100 250 100 160 100 160 100 160 90 210 100 210 100 120 CORTE INTERNA Sup. 15,29 mq SOGGIORNO Sup.= 26,54 mq S.F= 9.6 mq R.A= 0,24 R.I= 0,36 BAGNO Sup.= 7,41 mq S.F=1,12 mq R.A.I= 0,15 PORTICO Sup.= 15,71 mq GIARDINO Sup. = 9,20 mq INGRESSO SECONDARIO Sup. = 2,10 mq DISIMPEGNO Sup.= 17,60 mq S.F= 9,3 mq R.A= 0,32 R.I= 0,52 + 60+ 270 SCALE Sup. = 1,30 mq SCALE Sup. = 5,50 mq C.V.E.1 TAV.4 C.V.I.1 TAV.4 F4 F4 F4 F4 F4 F4 F5 F5 F5 F1 F6 F2 F2 F2 F2 F6 B A + 0,00 + 60

forno frigo lavastoviglie N

PROSPETTO NORD 1:50 LATO STRADA INGRESSO P Il progetto della villetta a schiera nasce dalla definizione di un volume rettangolare, successivamente modellato attraverso la sottrazione di alcune porzioni di materia. Questi interventi permettono di creare spazi esterni direttamente connessi agli ambienti interni e di favorire un maggiore apporto di luce naturale, sfruttando i fronti liberi del lotto. Elemento centrale della composizione è la corte interna verde, concepita come spazio di connessione tra le diverse parti dell’abitazione e come elemento capace di portare luce e vegetazione all’interno del volume edilizio. L’abitazione si sviluppa su due livelli, con una distribuzione degli ambienti studiata in relazione all’orientamento e alla necessità di distinguere gli spazi della vita quotidiana da quelli più privati. Al piano terra, l’organizzazione ruota attorno alla corte centrale e prevede due accessi contrapposti sui fronti nord e sud. Sul fronte nord si trovano l’ingresso principale, la cucina e la sala da pranzo, ambienti direttamente connessi alla corte verde centrale. Quest’ultima costituisce un elemento di continuità spaziale e visiva, accompagnando il percorso verso il fronte sud dell’abitazione. Completa il piano un bagno di servizio. Dall’ingresso si accede al disimpegno, che organizza la distribuzione verso gli ambienti più privati. La zona notte è composta da tre camere da letto: una camera matrimoniale dotata di bagno privato e terrazza ad uso esclusivo, e due camere singole. A servizio delle camere è presente un ulteriore bagno, mentre le due camere singole condividono l’accesso a un terrazzo comune. La composizione architettonica è quindi caratterizzata dal rapporto tra volume costruito e spazi aperti, attraverso un sistema di sottrazioni che genera terrazze, affacci e la corte verde centrale. Questi elementi contribuiscono a definire un’abitazione in cui gli spazi interni ed esterni sono strettamente connessi, favorendo illuminazione naturale, ventilazione e qualità degli ambienti abitativi.

COS2 COS1 POI CVE1 COE VE3 PVI COI1 Per quanto riguarda la scelta dei materiali, il progetto privile un linguaggio architettonico contemporaneo, caratterizzato compositivo, venendo utilizzata come elemento di marcapi Lo studio delle facciate segue un’impostazione regolare, diff particolare, il fronte sud, maggiormente esposto all’irragg contribuisce a schermare le aperture e a controllare l’apport La scelta materica e compositiva non risponde quindi esclusiv integrando aspetti d Dal punto di vista strutturale, il progetto prevede l’utilizzo leggerezza, rapidità di assemblaggio e possibilità di integr completata da uno strato di coibentazione in fibra di legno, fin un adeguato livello di comfort interno. All’esterno della stratigrafia viene predisposta una sottost precedentemente descritti. La soluzione a secco permette q ruolo specifico, integrando struttura, isolamento e finitura in Per quanto riguarda la copertura, il progetto prevede la c relazione alle diverse parti dell’edificio. La copertura verde regolazione del deflusso delle acque meteoriche e il migliora La presenza della copertura inclinata risponde invece alle delle acque meteoriche e risultando coerente con le caratte sono state sviluppate con l’obiettivo di coniugare efficienza architettoniche del progetto.

+0.60 +4.18 +5.00 +7.76 +9.81 PROSPETTO NORD 1:50 LATO STRADA INGRESSO PROSPETTO SUD 1:50 INGRESSO SECONDARIO/GIARDINO egia l’utilizzo di acciaio e pannelli in legno, materiali che contribuiscono a definire o da leggerezza e semplicità costruttiva. La vegetazione assume inoltre un ruolo iano e contribuendo a scandire orizzontalmente i prospetti, oltre a rafforzare il rapporto tra architettura e spazio verde. fferenziate in relazione al loro orientamento e alle condizioni di esposizione. In iamento solare, è caratterizzato da un sistema di listelli verticali in legno, che o solare, garantendo al contempo privacy e continuità visiva con gli spazi esterni. amente a esigenze estetiche, ma contribuisce anche alle prestazioni dell’involucro, di protezione dall’irraggiamento, comfort ambientale e relazione con il contesto. o di un sistema costruttivo a secco in legno, scelto per le sue caratteristiche di are efficacemente i diversi strati dell’involucro edilizio. La struttura portante è nalizzato a migliorare le prestazioni termoigrometriche dell’edificio e a garantire ruttura per il rivestimento, sulla quale vengono applicati i pannelli di finitura uindi di ottenere un involucro composto da più strati funzionali, ciascuno con un n un unico sistema costruttivo. ombinazione di una copertura verde estensiva e di una copertura inclinata, in contribuisce all’integrazione dell’edificio con il paesaggio, favorendo inoltre la amento del comportamento termoigrometrico dell’involucro. condizioni climatiche del territorio di Cesena, favorendo il rapido smaltimento ristiche ambientali del contesto. Nel complesso, le scelte strutturali e costruttive a, sostenibilità e comfort abitativo, integrando le esigenze tecniche con quelle

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