Le storie del west Dalle Stelle alle Stalle

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Racconto II Dalle Stelle alle Stalle Per vent'anni ho portato questa stella sul petto, e se c'è una cosa che ho imparato è che il rispetto non te lo dà l’abito, ma gli anni passati a guardare negli occhi la gente della tua città. Ho servito Rhodes da quando avevo poco più di venticinque anni. All'epoca era una cittadina semplice, fatta di bifolchi strani che però conoscevi uno ad uno. Sapevo il nome di ogni falegname, stalliere o ladruncolo, di ogni ragazzo che correva per la strada con le ginocchia sbucciate. Sapevo chi beveva troppo, chi aveva il vizio del gioco e chi, ogni tanto, finiva in cella dopo una rissa al saloon. Erano uomini, donne e ragazzi comuni, semplici, con i loro difetti. Essere lo sceriffo, allora, significava appartenere alla comunità prima ancora di essere la legge. Quando attraversavo la via principale c'era sempre qualcuno disposto a fermarmi per stringermi la mano o un ragazzino a farmi la pernacchia da dietro l’angolo. Al saloon non facevo in tempo a sedermi che un bicchiere di whiskey compariva davanti a me senza nemmeno doverlo chiedere. Lo stalliere trovava sempre il tempo di dare una controllata agli zoccoli del mio cavallo, e se vedeva i ferri consumati li cambiava senza farmi pagare un quattrino. E poi le donne del paese, Dio le benedica tutte, ogni tanto passavano dall'ufficio con una torta di mele ancora calda o una teglia di polpettone, dicendo che uno sceriffo che passa le giornate dietro ai delinquenti meritava almeno un pranzo come si deve… e sì sono loro la causa del mio fisico da lanciatore di coriandoli. Ricordo ancora quelle lunghe giornate d'estate. Mi sedevo sulla vecchia sedia a dondolo davanti all'ufficio, il cappello calato sugli occhi per ripararmi dal sole, bastava quello per far sentire la gente al sicuro.

Non perché fossi il miglior pistolero della contea, sia mai, ma perché sapevano che, se fosse successo qualcosa, sarei stato il primo ad alzarmi da quella sedia. Poi arrivò Saint Denis, non la città in sé, ma tutto quello che si portava dietro. Da quando è diventata il cuore economico di questo stato, pare che ogni decisione parta da lì. Uomini pettinati in giacca e cravatta che parlano di organizzazione, di procedure, di statistiche e di nuovi metodi per amministrare la giustizia e la città. Mandano ispettori stronzi con la puzza sotto al naso che non hanno mai preso nemmeno uno schiaffo e pretendono di spiegarti come si tiene in ordine una città. La stessa città che tu proteggi da una vita intera. Con il tempo iniziarono ad arrivare i loro uomini. Uniformi impeccabili, scarpini lucidi, distintivi nuovi di zecca e taccuini gonfi di stronzate burocratiche. Per loro ogni cittadino era un fascicolo, ogni arresto un numero da registrare in quel taccuino di merda.. Parlano di efficienza come se bastasse un foglietto di carta scritto in corsivo per conoscere il cuore di una persona. Io, invece, il cuore della mia gente l'avevo imparato ascoltandola. Il vecchio Tom geloso della sua Shelly perchè ogni giovedì in lavanderia passava quel belloccio di Blackwater a farle il filo, oppure Beth che piangeva disperata e si confidava con me ogni volta che suo marito tornava a casa con l’odore di puttana addosso. Ma che ne sanno questi 4 coglioni pettinati di Saint Denis? Che ne sanno! Sapevo quando un uomo rubava perché era disperato e quando invece lo faceva perché era un bastardo. Sapevo distinguere un ragazzo che aveva bisogno di una seconda possibilità da uno che avrebbe finito per impugnare una pistola contro di me.

Non l'ho imparato sui libri e non me l'ha insegnato nessun comandante col pennacchio, me lo hanno insegnato vent'anni passati a vivere accanto alla mia gente. Ma questo, evidentemente, non bastava più… Una mattina arrivò una lettera con un timbro elegante e una firma totalmente incomprensibile. Diceva che Rhodes sarebbe passata sotto una nuova gestione coordinata con il dipartimento di polizia di Saint Denis. Usavano parole educate e altre stronzate come Razionalizzazione, Modernizzazione e Standardizzazione. In pratica significavano soltanto una cosa: il vecchio sceriffo grassoccio non serviva più. Mi fecero consegnare la stella come se fosse un semplice pezzo di metallo arrugginito. Nessuno degli uomini che vennero a ritirarla conosceva il nome del ragazzo morto tra le mie braccia durante una sparatoria poche ore prima. Nessuno di loro aveva mai trascorso una notte intera cercando il figlio dei Calder nella palude. Nessuno sapeva quante volte quella stessa stella avesse fermato una rissa senza che fosse necessario estrarre la pistola. Per loro ero soltanto un uomo troppo vecchio per un mondo troppo nuovo. Me ne andai senza discutere. L'orgoglio è una brutta bestia, ma certe umiliazioni fanno meno male quando le affronti in silenzio. Ogni tanto torno ancora a Rhodes. Mi siedo dall'altra parte della strada e osservo i nuovi agenti entrare e uscire dall'ufficio, tutto come da manuale, timbrature, presenze, rapporti e tutto il resto. Ogni documento è al suo posto, ogni rapporto è compilato con precisione e ogni pratica finisce nell'archivio giusto. Avrei voluto solo cacargli sulla scrivania.

E mentre guardo questi 4 damerini, mi viene da pensare che abbiano imparato a mantenere l'ordine, ma abbiano dimenticato come si conquista la fiducia di un’altro uomo. Perché una città non si protegge soltanto con una pistola, con una divisa stirata o con un regolamento scritto da qualche funzionario arricchito dietro una scrivania. Una città si protegge conoscendo il nome di chi la abita, ed è una lezione che nessun manuale col timbro potrà mai insegnare.