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Gruppo 14 Caleri Martina, Di Natale Bianca, Fabozzi Miriana Cultura visiva per il design Prof_ Ernesto Ramon Rispoli, Benedetta Toledo, Francesca Pugliese a.a. 2025/2026

1 Immagine icona 2 Estetizzazione della politica 3 Immagini che vendono 4 Campagna visiva di propaganda 5 Il carattere parziale delle immagini 6 Campagna di subvertising

Immagine icona

NEVERMIND La copertina di Nevermind, l'album dei Nirvana pubblicato nel 1991, è considerata una delle immagini più riconoscibili della cultura popolare del tempo. Rappresenta un neonato che nuota sott'acqua, inseguendo una banconota appesa a un amo da pesca, un'immagine che sintetizza l'estetica e le tematiche del movimento grunge. L'immagine si colloca in un periodo segnato dal declino del rock commerciale in favore di sonorità più reali e sincere. In questo contesto, la copertina riflette questo spirito, ponendosi in netto contrasto con le grafiche elaborate del decennio precedente, in quanto non cerca di abbellire la realtà, ma di esporre una condizione esistenziale attraverso una narrazione visiva diretta e priva di filtri. L'idea fu concepita dal frontman Kurt Cobain. La fotografia è opera di Kirk Weddle, che ritrasse il piccolo Spencer Elden in una pisci- na. L'elemento dell'amo con il dollaro fu aggiunto successivamente. L'immagine è stata progettata per rispondere a precise scelte di comunicazione. Prima, la critica sociale, in quanto l'opera simboleggia come l'essere umano venga introdotto ai meccanismi del consumismo fin dalla nascita. Il bambino rappresenta l'innocenza già preda dell'esca economica. In secondo luogo, la rottura dei tabù tramite la nudità infantile, che oltre a rappresentare la purezza, ebbe la funzione di sfidare le rigide regole della censura dell'epoca, ribadendo l'indipendenza creativa del gruppo. La fama di questa copertina risiede proprio nella sua immediatezza visiva.

CHE GUEVARA L’immagine iconica che raffigura Ernesto “Che” Guevara, é probabilmente una delle fotografie più riprodotta e trasformata della storia. La foto originale fu scattata il 5 Marzo 1960 a L’Avana, durante il funerale per le vittime dell’esplosione della nave “La coubre”. Korda usó una Leica M2, e lo scatto originale era orizzontale. Quello che rende l'immagine potente è lo sguardo del Che, che guarda verso l'orizzon- te, oltre l'osservatore, conferendogli un'aura di immortalità e determinazione messianica. Se Korda ha scattato la foto, l'artista irlandese Jim Fitzpatrick l'ha resa un'icona pop nel 1967. L’immagine venne “semplificata”, Fitzpatri- ck contrastò l'immagine fino a ridurla a pochi tratti neri su sfondo rosso. Questa stilizza- zione ha rimosso i dettagli realistici, trasfor- mando un uomo in un simbolo grafico universale. È diventata facile da stampare su magliette, stencil e bandiere, favorendo la sua diffusione virale. L'editore italiano Feltrinelli ebbe un ruolo cruciale. Poco prima della morte del Che in Bolivia, ricevette da Korda due copie della foto. Dopo l'uccisione di Guevara, Feltrinelli stampò migliaia di poster utilizzando la versione di Fitzpatrick, trasformando il Che nel simbolo globale delle proteste del Sessantotto. Di Natale Bianca

La copertina dell’album The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, pubblicato nel 1973, è una delle immagini più celebri della storia della musica. Nasce nel contesto degli anni Settanta, un periodo caratterizzato da grande sperimentazione artisti- ca e tecnologica, in cui il rock progressivo cercava nuove forme di espressione visiva e concettuale. In quegli anni le copertine dei dischi non erano più semplici elementi decorativi, ma strumenti di comunicazione capaci di rappresentare l’identità e i temi dell’opera musicale. L’immagine fu progetta- ta dallo studio grafico Hipgnosis, fondato da Storm Thorgerson e Aubrey Powell, con l’illustrazione realizzata da George Hardie. La band chiese una copertina semplice, potente e facilmente ricono- scibile, capace di riflettere i temi dell’album. Il risultato fu un’immagine minimalista ma ricca di significato: il prisma triangolare richiama sia gli spettacoli di luci tipici dei concerti dei Pink Floyd sia l’idea di pensiero e ambizione, temi presenti nei testi del disco. La grafica mostra un raggio di luce bianca che attraversa un prisma e si scompone nei colori dello spettro. Questo riferimento deriva dagli esperimenti scientifici di Isaac Newton, che dimostrò come la luce bianca fosse composta da diversi colori. Nella copertina il fenomeno diventa una metafora: la luce rappresenta l’esperienza umana che, passando attraverso la mente, si trasforma in molteplici percezioni e significati. La sua fama deriva anche dalla grande semplicità grafica e dal forte contrasto tra il fondo nero e i colori dello spettro. Inoltre, la scelta di non inserire né il nome della band né il titolo dell’album rese l’immagine ancora più iconica, fino a diventare il simbolo stesso dei Pink Floyd. THE DARK SIDE OF THE MOON Fabozzi Miriana

Estetizzazione della politica

NICOLAS MADURO L’immagine selezionata ritrae Súper Bigote, il supereroe protagonista di una serie animata e di una massiccia campagna propagandistica lanciata dal governo di Nicolás Maduro in Venezuela nel 2021. Il personaggio ricalca fedelmente le caratteristiche del presidente, enfatizzando i suoi iconici baffi e vestendolo con una tuta rossa e blu completata da un mantello. Nelle sue avventure, combatte i cattivi che personifica- no l'opposizione interna o l'imperialismo statunitense, risolvendo crisi complesse con la sola forza bruta sovru- mana. Questa operazione costituisce una manifestazio- ne emblematica dell'estetizzazione della politica. In un contesto segnato da una crisi umanitaria ed economica senza precedenti, la realtà materiale viene annullata e sostituita da una narrazione visiva semplifi- cata, unilaterale e spettacolare. La politica cessa di essere un terreno di confronto per trasformarsi in un prodotto di intrattenimento transmediale: dai cartoni animati trasmessi dalla TV di Stato ai giocat- toli distribuiti a Natale, fino ai murales delle città. Gli strumenti estetici impiegati appar- tengono a un "pop-artismo autoritario". L’uso di colori saturi, linee dinamiche tipiche dei fumetti Marvel o DC e una simbologia eroica immediata serve ad offuscare il pensiero critico. Il leader non è più un attore politico soggetto a critiche per l'inflazione o la carenza di beni di prima necessità, ma un’icona intoccabile. Attraverso questa trasfigurazione, il cittadino perde la sua funzione di soggetto attivo e viene degradato a spettatore passivo di una lotta eterna tra il bene e il male. In questo scenario, il rito politico si svuota di contenu- to, impedendo alle masse di mettere in discussione i rapporti di potere reali. 2.

2.Di Natale Bianca L’ADUNATA DI MASSA L’immagine dell’adunata di Mussolini a Piazza Venezia costituisce uno degli esempi più emble- matici di quella che Walter Benjamin definì estetizzazione della politica, un processo attra- verso il quale i regimi totalitari trasformano l’azione politica in puro spettacolo visivo per soggiogare le masse senza concedere loro reali diritti. La fotografia non si limita a documentare un evento ma ne costruisce l’iconografia attraver- so strumenti estetici e simbolici precisi. Il primo elemento fondamentale è la regia dello spazio architettonico dove il balcone di Palazzo Venezia smette di essere un semplice elemento edilizio per trasformarsi in un vero e proprio palcoscenico teatrale. La posizione sopraelevata del leader crea una gerarchia visiva assoluta. il Duce è l’unico asse verticale in un mondo di folla orizzontale diven- tando il fulcro prospettico verso cui convergono tutte le linee della piazza e lo sguardo dello spettatore. In questo contesto la massa non è più composta da individui ma i cittadini sono privati della loro singolarità. Essi diventano una texture uniforme, un blocco cromatico compatto che serve a enfatizzare la potenza del regime attra- verso la quantità e la simmetria. L’uso strategico delle inquadrature spesso dal basso o grandangolari serve a manipo- lare la percezione della realtà facendo apparire la piazza come un contenitore infinito di consenso oceanico producendo un’immagine di perfezione e ordine che annulla ogni spazio per il dissenso o il ragionamento critico. L’estetica della forza e della bellezza monu- mentale viene così utilizzata per distrarre dai reali problemi sociali trasformando la parteci- pazione politica in una fruizione artistica della propria sottomissione rendendo il potere non qualcosa da discutere ma qualcosa da ammirare.

2.Fabozzi Miriana UOMO DAVANTI AI CARRI La fotografia dell’uomo che si ferma davanti a una fila di carri armati in Piazza Tiananmen si collega fortemente lla riflessio- ne di Walter Benjamin sull’est- etizzazione della politica, secondo cui gli eventi storici possono trasformarsi in immagi- ni capaci di comunicare un messaggio politico attraverso la loro forza visiva. Lo scatto risale al 1989, durante le proteste a Pechino, e fu scattato il giorno successivo alla repressione militare delle mani- festazioni studentesche, che chiedevano riforme politiche, maggiore libertà di espressione e la fine della corruzione. Il 4 giugno il governo cinese intervenne militarmente per sgomberare la piazza, causando numerose vittime. La scena mostra una lunga fila di carri armati che avanzano lungo un viale quasi vuoto. Al centro, un uomo solo, con due buste della spesa, si pone davanti ai mezzi militari impe- dendo loro di passare. La sua identità non è mai stata accertata, e proprio questo anoni- mato rende l’immagine universale. Il significa- to nasce dal contrasto tra i due elementi principali: la potenza dello Stato, rappresen- tata dalla massa ordinata dei carri armati, e la fragilità del singolo individuo, disarmato e anonimo. La composizione evidenzia l’opposizione tra ordine e rottura: la sequenza regolare dei carri armati rappresenta l’organizzazione dello Stato, mentre l’uomo introduce una frattura nella linearità dell’immagine, rendendo imme- diatamente leggibile il gesto di opposizione. Il rapporto di scala rafforza il significato simbolico: i carri armati appaiono imponenti, l’uomo piccolo e isolato, sottolineando il coraggio del singolo contro la macchina militare.

Immagini che vendono

3.Fabozzi Miriana Di Natale Bianca Caleri Martina PUBBLICITA LUDICA Le pubblicità di Kinder Bueno sono costruite su situazioni leggere, ironiche e piacevoli, spesso con piccoli momenti di seduzione o dialoghi divertenti. Il prodotto non viene spiegato in modo tecnico, ma associato a un’esperienza piacevole e spensierata. Seletti incarna la valorizzazione ludica, un approccio che ignora l'utilità razionale per celebrare il piacere, l'ironia e l'emozione. Attra- verso un linguaggio visivo iper-saturo e dissa- crante il brand trasforma il design d'interni in un campo da gioco surreale che sfida i canoni del buon gusto tradizionale. In questa campagna vediamo una foto in bianco e nero mentre un tratto di evidenziatore Stabilo giallo fluo illumina una persona specifica nella folla, portandola in primo piano. Il contrasto è violentissimo: il grigio della storia contro il neon della modernità. Il meccanismo visivo è quello del gioco di ricerca. L'occhio del consumatore è invitato a "trovare" il dettaglio, godendo del contrasto e della rivelazione.

3.PUBBLICITA UTOPICA Fabozzi Miriana Di Natale Bianca Caleri Martina In queste pubblicità il prodotto non è al centro per le sue caratteristiche tecniche, ma per i valori che rappresenta. Nike associa le sue scarpe a idee come la determinazione, il succes- so e il superamento dei propri limiti. Il consuma- tore è invitato a identificarsi in questi ideali. Distante dai competitor focalizzati sull’efficacia chimica, il brand comunica attraverso un’esteti- ca minimalista e architettonica che evoca il mondo del design e dell’alchimia. In questa cornice, l’oggetto non è più un semplice cosme- tico, ma la porta d’accesso a un’utopia fatta di silenzio e rigore intellettuale. Vediamo la classica bottiglia Heinz, ma "costrui- ta" attraverso fette di pomodoro fresco impilate l'una sull'altra, con il picciolo verde in cima a fare da tappo. Heinz non vende un condimento, vende l'idea di autenticità e purezza. Trasfor- mando il contenitore industriale in un frutto della terra, il brand si connette a un valore esistenzia- le: il ritorno alle origini e alla genuinità.

3.PUBBLICITA PRATICA Fabozzi Miriana Di Natale Bianca Caleri Martina In questo tipo di pubblicità il prodotto viene valorizzato per la sua efficacia concreta. Negli spot Dash si mostrano chiaramente i risultati del lavaggio, spesso attraverso il confronto “prima e dopo”. Il messaggio è diretto e razionale: il deter- sivo funziona meglio degli altri. La sua comunicazione visiva ignora il prestigio sociale per concentrarsi sulla performance meccanica e sull'indistruttibilità: la celebre fiamma windproof e la garanzia a vita trasfor- mano l'accendino in un utensile essenziale, privo di orpelli e votato alla pura resistenza. La composizione gioca sul fortissimo contrasto tra il nero profondo dello sfondo e la luminosità del raggio. Ma la "trasparenza" dell'oggetto sposta il focus visivo alle batterie, che appaiono come il vero "cuore pulsante" e tecnologico della scena. Questa immagine è l'essenza della valorizzazione pratica perché definisce l'oggetto esclusivamente attraverso la sua efficacia strumentale

3.PUBBLICITA CRITICA Fabozzi Miriana Di Natale Bianca Caleri Martina Le pubblicità IKEA mettono in evidenza soprat- tutto la convenienza e il rapporto quali- tà-prezzo. Il consumatore è invitato a scegliere in modo razionale, confrontando i prezzi e valutando i vantaggi economici. Attraverso un linguaggio di crudo contrasto, l'ONG smonta il mito del fast fashion accostan- do l'estetica patinata della moda a dati oggettivi sullo sfruttamento della manodopera e sull'im- patto ambientale. Il valore del prodotto non risiede più nel sogno o nell'immagine, ma nella sua trasparenza etica e nella sua sostenibilità sociale. Vediamo alcuni mattoncini Lego colorati, montati l'uno sull'altro in modo molto semplice. L'ombra proiettata dai mattoncini, però, disegna perfetta- mente la forma di un oggetto complesso (un aeroplano, un dinosauro, un carro armato e una nave). Qui, il focus è sul potenziale logico del pezzo di plastica. Lego non ti vende un modelli- no finito, ma ti vende la "materia prima" e la tua capacità di progettarla.

Campagna visiva di propaganda

4. COSA PREVEDE IL NOSTRO PARTITO? Il nostro partito parte dalla ricostruzione della vita collettiva. Investiremo nella conoscenza diffusa e nella partecipazione: laboratori, assemblee, eventi pubblici, momenti di confronto e di azione. Una società consapevole è una società meno manipolabile e più capace di decidere come distribuire le proprie risorse. La politica torna ad essere pratica quotidiana, non delega passiva. La scuola sarà il primo spazio di trasformazione. Non formerà consumatori, ma cittadini capaci di cura: degli oggetti, degli altri, del territorio. Insegnerà a valorizzare ciò che esiste già, a riparare invece che sostituire, a riconoscere il limite come equilibrio e non come privazione. Smantelleremo le infrastrutture che creano dipendenza digitale e concentrazione economica. Le piattaforme che estraggono valore dall’attenzione saranno limitate o trasformate in servizi pubbli- ci. La tecnologia deve essere uno strumento collettivo, non un mezzo di controllo. MENO PER PIU .

COME RIDUCIAMO? Il consumo non è un piacere, è una forma di controllo. Non è una scelta individuale, ma un sistema che produce bisogni per mantenere disuguaglianze. Più consumiamo, più lavoriamo; più lavoria- mo, meno tempo abbiamo; meno tempo abbiamo, più diventiamo dipendenti da ciò che compria- mo. È un meccanismo che arricchisce pochi e svuota la vita di tutti gli altri. Per questo proponiamo la decrescita individuale come sabotaggio collettivo e la redistribuzione come atto di giustizia. Ridurre il superfluo non basta se la ricchezza resta concentrata. Meno consumo e più equità devono procedere insieme. 4.MENO PER PIU REDISTRIBUTION IS THE WAY

4. COME RIDISTRIBUIAMO? Ridistribuire significa togliere l’eccesso dove si accumula e restituirlo dove manca. Non è carità, ma riequilibrio. Una società che tollera l’accumulo illimitato produce inevitabilmente scarsità per molti. Lo Stato istituirà spazi pubblici di redistribuzione dei beni di prima necessità: luoghi comuni, accessibili, dove ciò che è in eccesso circola liberamente. Non beneficenza, ma organizzazione collettiva dell’accesso. Senza accumulo non c’è potere; senza potere non c’è dominio. Riducendo drasticamente i consumi e rIdistribuendo la ricchezza, il lavoro perderà il suo carattere oppressivo. L’orario verrà ridotto perché la produzione inutile verrà eliminata e le risorse verranno condivise. Il tempo tornerà alle persone: per vivere, non per sostenere un sistema che le consuma. MENO PER PIU . REDISTRIBUTION IS THE WAY

Il carattere parziale delle immagini

5.Caleri Martina VEET La campagna ‘’Don’t risk dudeness’’, mostra donne che, a causa della ricre- scita dei peli corporei, si trasformano in uomini barbuti, suscitando l'orrore e il rifiuto delle persone circostanti. Lo slogan esorta a depilarsi per "sentirsi di nuovo donna". L'annuncio veicola il messaggio parzia- le secondo cui un corpo femminile è accettabile solo se totalmente senza peli. La presenza del pelo naturale non viene trattata come una scelta esteti- ca, ma come una cancellazione della femminilità stessa. La pubblicità colpevolizza il corpo femminile non depilato, associandolo alla mascolinità e alla vergogna. Utilizza l'ansia sociale e la paura del rifiuto come strumenti di marketing. L'accostamento "pelo = maschio" rinforza stereotipi di genere arcaici e rigidi, discriminando chiunque non aderisca ai canoni estetici radicati nella società. La pubblicità è un chiaro esempio di rappresentazione dannosa, motivo per il quale è stata ritirata dal mercato dopo pochi giorni a causa delle forti proteste del pubblico, che vi ha riconosciuto un messaggio fortemente sessista e colpevolizzante.

5.Di Natale Bianca GOODYEAR Questa campagna mostra una parzialità di genere paternalisti- ca e penalizzante. La figura femminile viene rappre- sentata visivamente e testual- mente come un soggetto fragile, incapace di gestire un imprevi- sto automobilistico senza la protezione o il supporto di un uomo (o, in sua assenza, del brand). L'immagine sfrutta la narrazione della vulnerabilità della donna per fare leva sulla paura e vende- re un prodotto, rafforzando lo stereotipo dell'inferiorità e della dipendenza femminile.

5.Fabozzi Miriana DOLCE& GABBANA La campagna pubblicitaria mostra una donna distesa a terra, immobilizzata da un uomo che le blocca i polsi, mentre altri uomini osservano la scena dall'alto. Questa costruzione suggerisce una dinamica di dominio e sottomissione, evocando implicitamente una situazio- ne di violenza o abuso. Non a caso, la pubblicità ha suscitato forti polemiche a livello internazionale ed è stata ritirata in diversi paesi. Un elemento centrale è l’ambiguità dell’immagine: secondo i creatori, la scena voleva richiamare un gioco erotico o un’estetica teatrale. Tuttavia, proprio questa ambiguità rende problematico il messaggio, perché il confine tra seduzio- ne e violenza risulta poco chiaro. Dal punto di vista visivo, la donna è rappre- sentata come passiva e priva di controllo, mentre gli uomini occupano una posizio- ne attiva e dominante. normalizzando dinamiche di disugua- glianza. Infine, trattandosi di una pubbli- cità, il suo impatto è amplificato: non è un’opera isolata, ma un messaggio desti- nato a un pubblico ampio, capace di influenzare la cultura e rafforzare stere- otipi. Si rafforza così uno stereotipo di potere maschile e subordinazione femminile. Un aspetto particolarmente rilevante è l’estetizzazione della violenza: la scena è curata, quasi cinematografica. Questo contribuisce a rendere accettabile ciò che potrebbe essere percepito come abuso,

Campagna di subvertising

Il fast fashion non è un’evoluzione dello stile, ma un ingranaggio vorace che ha trasformato l’abbigl- iamento in un bene di consumo rapido, usa e getta. Dietro l’attrattiva di prezzi stracciati e collezioni che cambiano ogni settimana, si nasconde una realtà devastante: il sistema produce volumi immensi di capi che, troppo spesso, finiscono nelle discariche ancora intatti. Montagne di tessuti invenduti o scartati deturpano interi ecosiste- mi in paesi in via di sviluppo, trasformando i nostri abiti in rifiuti permanenti che avvelenano il suolo e le falde acquifere, lasciando dietro di sé una scia di inquinamento chimico di cui, comodamente seduti nei nostri salotti, non sentiamo nemmeno l’odore. Questo modello non si limita allo spreco fisico, ma avvelena sistemati- camente il pianeta fin dalla produzio- ne: il rilascio di tinture tossiche e metalli pesanti nelle acque reflue trasforma i fiumi in canali di scarto cromatici privi di vita, mentre il lavag- gio costante dei nostri capi sintetici disperde ogni anno tonnellate di microplastiche negli oceani, che risalgono la catena alimentare fino a noi. Non si tratta solo di vestiti che diventano spazzatura, ma di un’indust- ria estrattiva che trasforma la bellezza in una sostanza inquinante, rendendo l'abbigliamento uno dei principali responsabili della crisi ecologica globale che stiamo ignorando. 6.FAST TRASHION

Ci siamo abituati a una forma di consu- mismo compulsivo che ha scollegato il valore del capo dal suo reale impatto. Quante volte, spalancando un armadio colmo fino a scoppiare, ci siamo sentiti in diritto di dire "non ho niente da mettere"? Questa insoddisfazione artificiale è il motore di un sistema che ci spinge a comprare compulsivamente, ignoran- do la complessità che ogni singolo indumento racchiude. Produrre un solo capo richiede miglia- ia di litri d’acqua, pesticidi per le fibre naturali e petrolio per quelle sinteti- che, oltre a un dispendio energetico enorme. Ogni volta che cediamo all'impulso di un nuovo acquisto superfluo, stiamo solo alimentando una filiera che scam- bia le risorse del pianeta con il nostro momentaneo capriccio estetico. 6.FAST TRASHION

Guardiamo video di outfit, scorriamo siti web e aggiungiamo al carrello con un semplice clic, vivendo in una bolla di gratificazione istantanea. Questa facilità digitale è un filtro opaco che nasconde tutto ciò che sta dietro la superficie brillante dello schermo: il lavoro minorile sottopagato, le condi- zioni insalubri delle fabbriche tessili, lo sfruttamento sistematico di chi cuce i nostri vestiti in turni massacranti e l’impatto ambientale irreversibile di industrie che operano senza regole. Il breve video che abbiamo realizzato vuole infrangere questa illusione, invitandovi a guardare oltre l'immagine patinata per riconoscere che, in ogni cucitura, è racchiusa la storia di un essere umano e il costo ambientale che il nostro stile di vita continua, silenziosamente, a pretendere. 6.FAST TRASHION