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Biografia Casian Ricchiuti nasce nel 1998, per poi crescere e formarsi come cittadino e studente nell’ambiente molisano, diplomandosi con il massimo dei voti presso il Liceo Artistico d’Isernia. L’arte non sarà l’unico interesse al quale si dedicherà, bensì il suo amore estrinsecato per la cultura lo porterà sin dalla più tenera età a coltivare quella che sarebbe diventata una vera e propria ragione di vita nonché di formazione: la Musica. Ed è proprio l’amore per il pianoforte, uno strumento duttile e poliedrico, come la Sua anima, che porterà il giovane artista a laurearsi con il massimo dei voti presso il Conservatorio Lorenzo Perosi di Campobasso. Dunque poliedricità ed amore per la cultura sono la commistione necessaria per far accrescere in Lui un altrettanta passione, ossia la scrittura con particolare inclinazione per i testi poetici sin dall’età preadolescenziale; permettendoli cosi di vedere il mondo come una tela cosparsa di suoni e silhouette di parole vibranti, dalle quali poter trarre al contempo, le suggestive emozioni più disparate. 2 3
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PAGINA 1 Prefazione Prima di entrare nel vivo dell’opera, ci tengo vivamente a ringraziarti caro lettore per la tua preziosa volontà nel catapultarti in questo calderone di “risonanze emozionali”; si, proprio cosi, ho pensato a questo connubbio unito alla gioventù stessa, per creare una sorta di motore che grazie alle varie vicissitudini della vita stessa mi ha portato a trasferirle su carta cosi intridendola d’emozioni vere e vissute. È oltremodo vero che ciò che segue è anche il frutto di sperimentazioni stilistiche di vario genere; niente da fare, è stato piu forte di me voler scoprire sempre di più scavando nell’anima cosi come nella grande cultura poetica italiana in particolar modo. Come sovente si dice: -“ impariamo dal passato “- , un prezioso tesoro da custodire e da reinventare sempre con umiltà. Dunque non mi dilungo più di tanto, ma ci tengo nel mettere in guardia gli eventuali lettori: “ un cuore chiuso alle emozioni e obnubilato da una mente altresì curtense, non riusciranno mai o almeno avranno serie difficoltà nel catapultarsi in questo oceano di risonanze emozionali”. Con ciò non voglio dire che non potete o non siate in grado di leggere , semplicemente aprite il vostro cuore ed anima, e vedrete che anche lo spartito della vostra anima inizierà a dipingere suoni d’emozione. Buona lettura! 4 5
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ECCELSA ARMONIA Seguitando la scia di suoni misteriosi, assorto, mi perdo in essi, nei meandri di una tessitura armonica la cui provenienza par non esser di questo mondo. qualcosa di perpetuo e melodioso come fiume in piena, scorre immediato sin dentro gli orecchi; ed ecco librarsi come coro d’ usignoli molteplici ed intensi singolari suoni ch’ammansiscono l'animo torbido com’ acqua in una pozza ed irrequieto come un cavallo sfiancato.
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LINEE DI FUGA Siamo linee di fuga fuse, nella vertigine di pensieri, due corpi sublimati, nella risacca della marea d’un tempo non nostro, che scivola via, distante, nello sciabordio della spuma dei ricordi. 8 9
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MELODIA DI LIBERTÀ Sono, tra di voi un vento di passaggio, che soffia, ed ogni tanto boccheggiate, senza attendermi vi voltate altrove; Sono quella marea, che rifrange gli scogli nei vostri vitrei occhi, eclissati dalla notte dell’anima vostra; vi sorprendo, nel scovare il tra le carcasse d’ideali sconfitti, barlumi di promesse infrante, lucidando, nel mentre, invano l’armatura gualcita, riposta lì, nello speco di quell’anima. Per quanto ancora, sarà celata quell’assolata sensibilità in voi ormai gravidi di un artefatto interesse; per quanto ancora, vi chinerete alle mani sovrane di pescatori con lusinghe di fiele: a labbra, che trasudano d’amenza a spoglie, prive di linfa. Qui si piange, ci si dimena, ma nulla elude la nullità di sterili cori di catene, di pascoli mandati a monte, di Idee dall’edera strozzate deposte in grembi infecondi. levate l’arpe al cuor del cielo all’unisono con i sommi venti inebriatevi di me, melodia di libertà. 10 11
12 CARA ESTATE SOGNANTE Ormai sei fuggita, cara estate sognante, come velo di sposa, scopri l’inerte suolo dai rigogliosi germogli, che un giorno gli fecero da ricami. Campestre il paesaggio, ormai diviene bruno, lascia placare le sue gioie, dal tetro chiaroscuro che inesorabile inghiottisce, i fiori ormai appassiti. Sento nell’urlo del tuono, l’autunno che ormai avanza, rigonfia il fogliame con il vento, inondando la valle con impazienza e l’afflato Divino del Cielo, si tramuta in burrasca. La tempesta lava avida i ricordi della Madre terra, stinge le foglie dai vecchi colori e le colora con nuovi ancor più vani, del tepore estivo ne fa un tremendo gelo. Nel tramonto fra le montagne, i fasci di luce aranciata, si stagliano su un velo indaco, dal riflesso anagogico che si dirama nei canali dell’inconscio perturbato. In me, il fatalismo, ad un’ estate che non giacerà più nel cuore.
RITORNO INATTESO Ho visto , nel bagliore di un’ alba spenta, mute spoglie,ergersi silenti, dal sacello di muschio, all’ombra d’un’ala d’angelo; stillano, dal cielo di sangue, flutti di lacrime,vermiglie, in terra nuda s’accalcano, annega,nella ferita del tempo, la Tua preghiera; colonne di fuoco e cinigia osservo cadere spietati, enfio, il cuore spira arreso, ma l’inatteso Tuo ritorno, diviene sottile verità: nel nuovo Sole, ti riveli. 12 13
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15 L’IO Permangono immobili, le mie spoglie, come il giorno che tace misterioso; l’ evanescenza dei colori in cielo, rendono l’animo cupo ed uggioso. Discosta, nell’angolo dela stanza, l’anima turbata avanza; si gira si contorce, -non si dà pace!- Inerme cade nell’oblio vorace. Cerca un approdo, una speranza, forse come Odisseo la sua amata Itaca; un porto sicuro,nel quale gioire, per poi dall’oblio,finamente uscire.
16 ODE ALLA MUSICA O Musica che danzi come un fiore di bambina leggiadra tu avanzi nel mio cuore ogni mattina; mi risveglio e ti risento riecheggiare fra le mura nell’eternità di un momento ma la mia mente non è mai satura; mi rincorri energicamente ed io non riesco a bloccarti anzi non voglio assolutamente, voglio solo ascoltarti.
MADRE CARA Ho bussato alla porta del Tuo cuore, in quel lontano sogno d'inverno quando al gelo della notte e alle timidi albe, desiderose di sole, si accompagna il tepore d’una primavera imminente; mi hai cercato, desiderato, come quella primavera che attendeva di sorgere, dai clivi scoscesi dei pensieri del tempo; come un germoglio bisognoso di essere curato, dal nuovo seno. Ti ho atteso e tu mi hai teso le mani, mi hai atteso ed io ho proteso le mani, la semplicità di un gesto puro e semplice, sublimato nell'amore, il Tuo. 16 17
19 VIRGO FRUTTO Di settembre, ‘l vento lieto sorride nel serafin tuo volto rosato, or la luce candida del creato, la pargol’alma di beltà arride. Virgo frutto, del tempio che t’accolse, di castagno i fior, son con te sbocciati; Tu, figlia d’ameni luogh’incantati, dal cuor tuo, soave aria s’evolse, un dì a svelar, lo car gaudio al mondo; effuse, dei mari l’acque nell’imo, d’occhi tuoi rilucenti ‘n bel viso. Sigillo d’amor, nel pett’ or inciso, a te, sciolgo ’l carme, di miele e timo: D ‘iddio l’opra, sei‘l seme fecondo. Il vento di settembre ha donato il sorriso al tuo volto roseo delicato anche il creato ti ha rivestito di una luce sublime riempiendo di bellezza la tua anima. Del grembo che ti accolse tu sei ora il frutto vergine nato nel periodo in cui sbocciano i fiori di castagno. quelgiorno, tu creatura dall’animo sereno ed incantato, palesasti la tua gioia con il tuo tenero pianto a mo’di canto Il tuo sguardo è azzurro come l’acque dei mari riversati nel profondo dei tuoi occhi che splendono sul tuo viso. Sei come un sigillo d’amore inciso nel cuore. per te Si sciolgono come miele e timo le parole di quest ode: dell’opera di Dio, sei ora il seme fecondo
A MIA MADRE Tu, germoglio di vita, tu, radice di un albero sempreverde, tu, rosa scevra di spine ma intrisa di puro amore: sbocci nel giardino incantato del mio cuore; sei fiume che scorre, tra le falde di questo cuore fertile di valore, ideali, speranze; sei rugiada al mattino, screziata lagrima di Dio in un oceano di stelle sommerse nei tuoi occhi; sei il canto del vento che si perde nei vespri di un meriggio lontano; orchidea infuocata, ondeggi al redolente libeccio sulla costa di conchiglie. 19 20
ROSA MULIEBRE Di vetro la pelle tua sangue ed ossa da mani sinistre scalfite: -oh! rosa muliebre l’innocenza tua cara, violata-. Le labbra han sorretto un calice di spine, hai pianto diamanti quando l’offesa dentro ti scavava; livida, hai accettato pioggia di lame sul liliale tuo volto al crepuscolo, alle albe di notti sempre più gravi sciolte nel rumore di un’anima silente; non più l’alma risuona al candore di dolci trine sillabe essiccate, perdute, annegate nel dì lontano, nella tenebra d’un figuro impudico; quel dì che d’Eros il rovente dardo pungolò il tuo cuore e dai papaveri sul tuo seno sbocciò l’A-MO-RE. 20 21
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ANIMA Anima fragile anima in pena, ti affliggi e ti tormenti co’ tuoi pensieri cosi dolenti; Anima esile anima pura, eppure tu non sei così sicura; Anima gracile anima nobile impavida nel tuo pensiero forte nel tuo cuore. 22 23
24 SPIRITO ERRANTE Errante vago, su impervi sentieri d'un egro mondo dallo claudo passo, nel cel non veggo 'I sole da ieri né gemmea l'aria del suo riflesso; possedere, or 'I sol unico verbo vige incolume in menti di pietra, divenuto 'I cuor acerbo d'alme disperse in notte tetra; mutilato pensiero, di voci amate esita, 'I cuor mio sulla riva d'ombra di verità calpestate dall'iniqua sorte lasciva. nera l'aura silente tace, dell'amor caro l'olezzo è svanito onde Tu, spirto mendace de' natura, l'armonia hai sovvertito; freddi pensieri avanzano sghembi palpitando col cuore esangue, dell'ubertà' colgo i lembi, albe lontane ch'inesorabil langue; sì che del vetusto Seno Materno, discerner non più sai l'esempio, Tu, uom' ignavo ne fésti l'averno: -Aimé caduto 'rmai lo sacral templio! – Di voi, ataviche inumate memorie, a mi 'Padre dimanderò un canto, mirabil diṡìo d'amene storie ch'un di per Terra nostra fu vanto. Si leva degli avi la polve arcade al ciel d'umil preci lunge 'I sonito, voi mest'alme volete invocar pietade;
Tu homo nell' onta viluppato, or venia dimandi per lo spirto frale indugia drièto fra nembi, d'iddio l'afflato; Deh, -agli abissi del tempo fugga 'I male, torni, sorgiva l'istade d'oro-. ispirazione al pensiero di giordano bruno. "Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo." Giordano Bruno 24 25
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27 IL GABBIANO Anche il marmoreo celo piange sui crinali erosi del tempio un respiro salato che risale la costa si riversa nell'anima: come un tuffo strozzato dalla risacca della marea; nell'insolito volteggio di piume grigio nere il sordo tuono al monito pari squarcia il velo dell'etra ed al cuore un tonfo ecco, un gabbiano che fugge.
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CARNEVALE Maschere cadute Corpi in processione di cartapesta, esanimi, assiepate fantasie si destano dall'onirico palpitano, nelle fredde luminarie, Vacui sorrisi. Su crani di tessuto, la cenere adamantina tinge emozioni,nelle carni,celate; d'allegoria,mille identità, vestute s'alternan nel giuoco perpetuo d'una danza infernale. Vetrine di corpi, in rassegna, da mani fallaci cuciti, esplodono tra i nembi coriandoli di sguardi agghindati, maschere cadute e mutate in bilico in anime di carta. 28 29
30 SORDI CANTI Dal cielo ricurvo, molli pensieri pesanti s’accasciano su vertebre oppresse, d’un rubro giordano; e si posan su foglie d’acanto e stelle sofferenti nel pallore indigesto del meriggio. Residui distopici s’insinuano tra gli spifferi di uno stomaco gonfio, traboccante, di guerra; sono petali di sguardi, in alvei di minute mani quelli, recisi dallo straniero; sono corone spodestate, dagli atavici troni ed infanti, scoppiati dal ferro nemico; a malincorpo odo esangui, sopprusi, in placente di madri: sordi canti.
NUVOLE Nel biancore pallido, delle nuvole diurne, i pensieri morti nel blu cielo naufragano; ed i sorrisi stagnati, dal tempo guastati, vacillano negli occhi di un vecchio ormai stanco; un luccicone nero, nostalgico ed inquinato, solca il suo viso ormai invecchiato; domando al cuore l’origine del suo pianto, s’accorge del mio interesse, partecipo al suo pianto; lo sguardo osserva l’alto eleva preghiere al Cielo oggi, ‘n virtù di ieri, lui mi dice: “C’ero” 30 31
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33 SIMULACRO INGANNATORE Nei miei sogni mi tormenti sei un fantasma senza nome simulacro ingannatore, appari in sogno così sublime; son restìo nel volerti ma come incenso, il tuo respiro, inebria l'animo ch’arde indomito d'un desiderio ahimé traviato; prosti, le tue membra, sull'altare del mio inconscio c’adagiamo su di esso, per unirci in un amplesso.
35 DILUVIO Batte la pioggia sui vetri della loggia nel paesaggio immortale si scatena il temporale; a dirotto senza sosta lei dilaga l'intera crosta erode parte delle rocce con le sue possenti gocce; al cielo blu grigiastro miran gli occhi del buon mastro che non potendo lavorare dai vetri vede l'acqua colare; con essa col'anché l'eterno è il preludio ad un vile inverno muore il giorno non si dà pace sui grigi campi il monte tace; scruta con zelo l'immenso paesaggio contento ride al primo raggio. Il sole magnanimo, sole benigno enuncia la quiete con un sogghigno.
SERENA LA NOTTE (Notturno Op.9 n. 2) ① Serena, la notte in compagnia delle stelle che brillano in celo e conciliano il son; ② lor rendono il cuore leggiero come una piuma, ch’oscilla sospesa a mezz’ aria fra terra e ciel. ③ Al par di loro, Tu brilli dolc’ Angelo della notte poi, mi cingi e mi lasci sognar. 35 36
④ Ancor io ricado in un verace sogno Con morbide gemme Che sfavillan lassù nel ciel; ⑤ Orbene io volo sempre ed ancor più lontano, La man Tu mi tieni Sanza timor ci lasciam trasportar. ⑥ negli anfratti della notte Madre luna ci sorride Argentea e splendente Ode silente il nostro cuor 36 37
39 MI MANCA IL NATALE Mi manca il Natale, quel Natale intenso senza alcun bene materiale, ma di tanto buonsenso; buonsenso nel donare un sorriso a chi prova dolore, avere il piacere di regalare una speranza ad ogni cuore. E’ cosi leziosa la tenerezza della neve che cade piano, sembra quasi una carezza sul palmo della mano; per i vicoli, profumo di mandarini e per le strade tanti bambini, “E’ Natale!”dicon loro di ciò né fan tesoro; le campane delle chiese suonano a festa, si ode il gioire della popolazione mesta.
40 VORACE AGONIA Dentro me, gemo come un bambino puerile, tutto ciò che temo, m'abbraccia rendendomi esule. Esule, da ciò che ero, esule,da tutti loro, tremendamente cupo e nero, nell’agonia vorace, moro.
41 DOLCE CREATURA Dolce creatura, dalle pupille color argento un giorno mi donasti questo dolce tormento; occhi velati da una sottile seduzione in essi celato il segreto del tuo nome; chi sei, o dolce cara che non osi proferir parola, ti specchi nel perlaceo d’una perla tanto rara.
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ARRIVERÀ IL TEMPO Arriverà il tempo, in cui il nostro amore germoglierà dalla terra come un fiore dalla terra dei ricordi quei ricordi lontani nei quali tu dolcemente mi stringevi le mani. Ahimé ci ritroveremo nelle immense stanze vuote di una casa senza porte come due anime morte. Non ci parleremo ma i nostri sensi sveleranno recondite utopie puerili che solo i numi sanno 43
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L’INCARNAZIONE celato tra le pieghe dell'anima dormiente. recondito desire. giace indisturbato. In membra avulse. estranee esanime: l’incarnazione 44 45
FIRENZE Addio Firenze mistica -Firenze conservatrice - del tuo ricordo, la mia mente, ne fa una solida cornice. Busti trmpestati dal colore blu grigiastro, finemente lavorati da quell’inspiegabile estro; Dei Numi, oserei dire, di quell’arte imperitura, che hanno saputo scolpire con così tanta premura. 45 46
E COSÌ E, cosi cara estate, te ne vai. in un batter di ciglia rivedo i rigogliosi campi immediatamente sfiorire sotto il peso di un cielo nero e sterile di speranze; inesorabile il sospiro del vento che calpesta le piante strappando loro i desideri più intimi; e le piccole gioie che un tempo brulicavano nei campi, in quei campi, ora svaniscono uniformandosi a qualcosa di segretamente sospeso nel cosmo astrale. 46 47
MARE SALMASTRO -Finalmente riemergo da questo mare salmastro-, rcordi di sale di una minima esistenza, come abbaglio, offuscano la vista, erroneamente, ancora, ricado in un effimero dispiacere. Ma il quinto anno ormai volge al termine, Ripesco, ora, ciò che gaio mi ha fatto stare, forse. Quest’ultimo treno ch’ormai prendo da tempo, mai più diverrà strumento condiviso, con chi di me ha cercato di sapere e poi spregiudicato. Ora e adesso, rinasco. 47 48
RIMEMBRANZA Sei come un’anelito di vento che spira placidamente tra i fori di questo cuore segnato, segmentato, dai poveri ricordi, che tristemente si addensano si liquefano e salgon su nelle arterie dove divengono aspri -Sì- crudelmente aspri. ‘Che si accinge a tartassarmi questo riverbero cupo di rimembranza? Forse, ora, mi conosco un po’ di più. Stringo le mani, intorno ai sogni impalpabili e indefiniti, che quasi scherzando, convergono e divergono dalla mia mente. 48 49
NOSTALGICA ALLEGRIA So quante volte, avrei voluto rapire l’allegria. Per imprigionarla, nel cuore e nella mente e non patire così la mia misantropia. 49 50
51 ESILI FIBRE Ci dilatiamo e ci accorciamo siamo come delle esili fibre che si uniscono e si dividono si incontrano e si lasciano.
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53 TU AMORE INFEDELE Hai bussato, alla porta del mio cuore, tu, amore infedele, accendi le candele, il tradimento, ha un acre sapore.
54 CIELO D’AMBRA Cielo d’ambra nei tuoi occhi che si destano al mattino un profluvio di suoni, profumi ed aromi saziano l’alma mia selvaggia.
IO LUPO Fredda impassibile. Tu luna. Io lupo. Ululo al tuo cuore. 54 55
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MUTO RICORDO Cammino da solo con passi di piombo nel buio della madre notte ritorno, in quel luogo ove un dì germogliai. Muto ricordo s’insiua nella mente, dalla coltre di nubi, muta nel vento perpetuo, in forme variopinte per poi nella penombra disperdersi. 57
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VANITÀ DEI PIACERI Et io la vidi Tra le colonne di marmo antico, ivi prostarsi, ignuda da ognimenzogna tra le sue nudità vi scoprii la vanità dei piaceri. 58 59
COME PEZZI DI UNO SPECCHIO Nell’ ora piu buia, quando rincasate: è allora che la vostra anima s’infrange, si disperde, come pezzi di uno specchio; a farvi compagnia è la vostra effimera immagine, riflessa in essi di quella speciosa perfezione, pura vana illusione: disgregandosi va’. 59 60
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SIAMO COSTELLAZIONI DI SUONI Lì, dove il sole diviene nemico, e la luna riversa il suo manto di stelle nel tepore gelido dell’entroterra dorato; lì, dove l’orizzonte si perde, nell velenifero richiamo d’una tormenta e la vita pullula di siccità: -Siamo costellazioni di suoni Dipinti nello speco di quest’anima deserta-. 60 62
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SIETE Siete ombre che vi muovete sui trapezi logori della società; siete i smorti toni senz’anima di un acerbo negativo; siete l’irrisolta antitesi di un’esistenza inenarrabile; siete la distorsione risibile di una sfigurata anamorfosi; siete roditori che si aggirano sotto le assi della coscienza; siete petali di un fiore antico ahimè ormai smorzato; siete ciò che rimane d’un relitto perduto in un tempo arcano; siete un’inabissata speranza nei recessi di un’anima sabotata. 64
66 PER ESSERE PADRI Per essere padri bisogna imparare ad essere figli dei figli stessi. Per essere padri bisogna errare con i figli, senza bestemmiarli, ma curando quelli di entrambe. Per essere padri bisogna dimenticare il proprio orgoglio, curando i propri difetti; per essere padri bisogna essere padre dei padri, ed insegnare a non inorgoglirsi, bensì apprezzarli con diligenza: -Loro sono l’orgoglio dei padri non ancora figli-.
RICORDO ANCORA Ricordo,ancora il profumo di un meriggio primaverile, quando il sole si congeda con la luna e le stelle, si animano, in una macabra coreografia; la danza, dellanima tua, recisa dal tempo nemico; il tempo te ne fece condanna e la condanna tu, l’accettasti, Furtiva missiva,Tu l’accettasti. Ora, guardo il tuo volto spento, Ma di luce, i suoni dalle tue labbra di rose, Dipingono quest’aura insalubre. 65 67
68 MAREGGIATE D’AMORI Da oriente a ponente, mareggiate d’amori, flutti, alla deriva sospinti, dai tiepidi cuori.
69 POESIA Funamboliche crocevie di parole, assalgono l’intelletto, ostruito da cotanta asprezza di vita.
70 TRILOGIA: HAIKU 1 (causa) irti pensieri bruciano le arterie crepacci chiusi; HAIKU 2 (sacrificio) indosso il cielo per dar albe in dono pugnali in stomaco; HAIKU 3 (fine) tacito spiro, riverbera nell’alba, l’alma tramonta.
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MIO DOLCE FIORDALISO Verrò sulla tua tomba e poserò un lieve pensiero; con il vento volerà via lontano, da Te. Canterò un adagio per Te mio dolce fiordaliso; screziate note argentate voleranno come coriandoli sino a raggiungere l’empireo. Sì, ad empìr il tuo cuore che lieto s’assopì, cullandosi al tepore d’un’ antica ninnananna; così per sempre, nell’alcova della Tua anima, ristorerà. 74 76
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FA BUIO “fa buio tra i viali dissetati dal riverbero di un sole d’estate fa buio nei viali dissestati ove ormeggiano pensieri assetati.” 76 78
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ELEGÌA Sordo, il crepitio di parole lontane stanche, avvizzite: dal martirio che fu, s'elevano. Cieco, l'uomo che del tempo l'inganno, ricamò vesti di ferro; membra di spine, crocifisse. Monco, lo sguardo, di chi ha veduto Voci d'innocenza chinate; l'alma torva, recise. Amaro, il nettare di nere preghiere d'esuli infanti, smorzati; al cuor del cielo, stormite. Scabri, cuori in tempo lontano sepolti, la carne d'inchiostro, oppressa; lembi d'identità, ghermita. Freddo, suono della luce greve, su rivoli di memoria esangue; Melodia soave nel vento, sospira. 78 80
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UN ANGELO Caduto è il tempo, mi ha fatto male, ma il dolore non piu sento sto risalendo le scale; un bambino la man mi tiene, mi domando chi possa essere, la stretta mi entra nelle vene scopro che di luce era un essere; un angelo ai mie occhi, rivedo sul mio letto dei pidocchi, ed intanto una gran porta s'apre dal paradiso rivedo anime care. 82 84
TERRA ho pugnalato il ventre di una terra dormiente, non si è ribellata, tuttavia, mi ha risucchiato sulle alture, da dove, non si vede altro che il nulla, e nel nulla, sono annegato. 84 86
QUANDO CADRÀ LA NOTTE? ho disinfettato, con aceto gli squarci dell anima trafitta, ho dormito, sui chiodi incastonati nella carne della terra, e con la falce, scavato negli occhi cercando di estrarre i pensieri; ho assistito al dissanguamento lunare, che come gocce di chimo, ha vomitato, dalle profondità del suo stomaco, stanchezza e infezioni. Dunque: -quando cadrà la notte, disvelando finalmente il giorno?- 86 88
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MARE DI CIELO Sono lì, in un mare di cielo a vestir di nuda pioggia una pelle inquinata; sono anche io, un temporale che sovrasta l'inerzia del tempo, e scaraventa tuoni di lacrime, che muoiono, per ridar vita. 91
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BRAVE NOTTI notti brave brave notti, consumate, in aliti infiammati, spesi ad imprecar preghiere, in chiese con banconi come altare; animi stracolmi, di gocce e voluttà rinnegando beni, che solo dio sa, lasciati annegare in fumi: psichedeliche emozioni, in frantumi; e abusare intanto, dei fiori nell’ urlo strozzato della notte, una volta sì che si era signori, e ora la fragilità si perde in botte; nel singulto, dell’alba, sarà già ieri, ma la luna brucerà i pensieri. 96
MALGRADO L’AUTUNNO Malgrado l’autunno, le foglie che cadono, i tuoi anni non sfioriscono; malgrado la pioggia, le vestigia del tempo che stinge, lo tuo bello viso di venustà arride; malgrado il tuono nero, al cuore solingo, tu doni note di miele dall’aulenti tue labbra; sorbirò, al simposio della tua anima, sorgiva fonte vitale, una dolce carezza per il cuor mio. 98
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BALLATA Paesaggi rupestri, dipinti nell'anima mia, sospirano, amori selvaggi, in pagine avvizzite d'una ballata di Chopin; si ridesta soave, il profumo di note segrete, nel passito sospiro di un ricordo lontano; nell'aspra brughiera, del cuore solingo, pungenti pensieri palpitano, alla mercé dell' incuria del tempo. 100
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102 SENTINELLA tu sentinella solitaria tra crepacci di cristallo osservi attenta tra questi fiumi di nebbia: una foresta di squali