D E N G K A I Y U N M E M O R I A E R R A N T E U N P E R C O R S O T R A C I T T À , M E M O R I A E T R A S F O R M A Z I O N E P E R S O N A L E . P O R T F O L I O 2 0 2 6
Mi chiamo Deng Kaiyun, sono nato in Cina nel 2002 e sono laureato in Scultura e Ceramica presso la Jingdezhen Ceramic University. Durante il mio percorso di studi, il progetto di laurea è stato riconosciuto come il miglior progetto dell'anno (2025) e ho ricevuto più volte borse di studio di merito. La mia ricerca parte dalla tradizione ceramica di Jingdezhen, la "città della porcellana", per svilupparsi in un linguaggio scultoreo contemporaneo. Lavoro soprattutto sul rapporto tra materia, memoria e cultura: la ceramica non è per me solo tecnica, ma un modo di raccontare storie e di dialogare con il passato. Ho maturato esperienza come assistente in uno studio indipendente (2024–2025) e ho collaborato alla realizzazione di un bassorilievo monumentale (2023), confrontandomi con la scala architettonica e con temi legati alla storia e alla cultura di un'azienda. Oggi vivo e lavoro a Firenze. Qui la mia ricerca continua, in un dialogo costante tra le mie radici ceramiche cinesi e il patrimonio artistico italiano. Presentazione personale
I N T R O D U Z I O N E La mia ricerca artistica nasce dall’osservazione della vita quotidiana e dalle esperienze che hanno segnato il mio percorso personale. Credo che l’arte possa trasformare ricordi, emozioni ed esperienze individuali in uno spazio di dialogo e riflessione condivisa. Per questo motivo, ogni progetto prende avvio da una storia personale, ma si sviluppa con l’intenzione di affrontare temi che riguardano anche la società e l’esperienza collettiva. L’installazione rappresenta il linguaggio principale della mia pratica artistica, spesso accompagnata dalla performance e dall’utilizzo di materiali comuni. Sono interessato al rapporto tra materiali, spazio e pubblico, e considero ogni progetto come un processo di ricerca in cui forma, materia e significato si costruiscono insieme. L’uso di oggetti quotidiani non è una scelta puramente estetica, ma nasce dalla volontà di attribuire nuovi significati a elementi familiari e di creare un dialogo diretto con l’esperienza dello spettatore. I tre progetti presentati in questo portfolio affrontano tre temi diversi ma profondamente collegati tra loro: la memoria della città natale, la riflessione sul sistema educativo in cui sono cresciuto e l’esperienza della migrazione, della distanza e della nostalgia vissuta dopo il trasferimento in Italia. Attraverso questi progetti cerco di indagare il rapporto tra individuo, memoria, spazio e identità, osservando come i luoghi e le esperienze possano influenzare il modo in cui comprendiamo noi stessi e il mondo che ci circonda. Per me ogni progetto rappresenta un’occasione di ricerca, di sperimentazione e di crescita. Non desidero semplicemente raccontare la mia storia personale, ma utilizzare la mia esperienza come punto di partenza per costruire una riflessione più ampia, capace di coinvolgere il pubblico e di aprire nuove possibilità di interpretazione. Il mio obiettivo è continuare a sviluppare una pratica artistica che metta in relazione memoria, spazio e società, attraverso un linguaggio essenziale, sincero e aperto al dialogo.
F A N T A S M A G O R I A U R B A N A 2025, Installazione ceramica e rinforzo di ferro, materiali misti 250 X 400 X 180CM Fantasmagoria urbana nasce dal desiderio di raccontare Chongqing, la mia città natale. È una metropoli moderna, caratterizzata da una geografia unica, dove montagne, fiumi, ponti e architetture convivono in uno spazio urbano estremamente complesso. Essendo nato e cresciuto in questa città, desideravo rappresentarne non solo l’aspetto visivo, ma anche il modo in cui io la percepisco e la ricordo. Durante gli studi in Accademia ho approfondito la lavorazione della ceramica e ho scelto questo materiale come elemento principale del progetto. La ceramica, con la sua fragilità e la sua matericità, mi ha permesso di tradurre la memoria della città in una forma scultorea.
L’installazione è composta da due elementi principali. Il primo rappresenta un ponte, uno dei simboli più riconoscibili di Chongqing. Attraverso una progressiva semplificazione della forma, ho eliminato le superfici piene, lasciando soltanto le linee strutturali. Questa scelta rende la composizione più essenziale e permette allo sguardo di attraversare l’opera, suggerendo la complessità dello spazio urbano invece di descriverlo in modo realistico. Le linee richiamano inoltre il profilo montuoso della città, spesso definita anche “la città delle montagne”. Il secondo elemento è costituito da un bassorilievo in cui compaiono la monorotaia che attraversa gli edifici e alcuni monumenti rappresentativi di Chongqing. Dopo numerose sperimentazioni cromatiche, ho scelto di utilizzare un colore scuro per il ponte e un tono più chiaro per il bassorilievo. Il contrasto tra i due elementi rappresenta il dialogo tra la memoria storica della città e il suo continuo sviluppo contemporaneo.
In una prima fase avevo immaginato di presentare i due elementi separatamente, utilizzando tavoli di altezze diverse e appendendo il bassorilievo alla parete. Tuttavia questa soluzione non riusciva a creare una relazione efficace tra le due parti. Per questo motivo ho progettato una struttura in ferro che unifica l’intera installazione. Il linguaggio geometrico della struttura, ispirato al Costruttivismo russo, introduce un forte contrasto con la ceramica e richiama allo stesso tempo i materiali utilizzati nell’architettura contemporanea. Le strutture metalliche sono collocate a diverse altezze per evocare la conformazione stratificata della città. Infine, attraverso l’uso della luce, le ombre della ceramica e del ferro si proiettano sulle pareti e sul pavimento, generando un ulteriore livello spaziale. In questo modo anche la luce diventa parte integrante del progetto, ampliando la percezione dello spazio e trasformando l’installazione in un paesaggio urbano fatto di materia, struttura e memoria.
Prima della realizzazione del progetto ho condotto una serie di sperimentazioni sulla ceramica, concentrandomi sulla forma, sulla texture e sugli effetti della smaltatura. Attraverso diverse combinazioni di argilla, incisioni superficiali e applicazioni di smalto, ho osservato come il materiale reagisse durante la cottura e come luce e colore modificassero la percezione delle superfici. Le prove mi hanno permesso di individuare il giusto equilibrio tra texture e semplicità formale. Alcuni campioni presentano superfici lisce e uniformi, mentre altri mostrano craquelure, variazioni cromatiche e tracce lasciate dal processo di cottura. Queste differenze sono diventate una parte fondamentale della ricerca e hanno influenzato direttamente il linguaggio visivo del progetto finale.
Durante la fase di ricerca ho osservato alcuni ponti di Chongqing da prospettive insolite. Mi interessava in particolare la vista dal basso, dove la struttura del ponte rivela il proprio linguaggio costruttivo: travi, pilastri e vuoti diventano una composizione geometrica essenziale. A partire da queste osservazioni ho progressivamente semplificato la forma, eliminando gli elementi descrittivi e conservando soltanto la struttura portante. Il modello in ceramica non è una riproduzione fedele del ponte, ma una reinterpretazione che trasforma un elemento architettonico reale in una forma scultorea astratta. Questo processo di astrazione rappresenta il passaggio dall’osservazione della città alla costruzione di un linguaggio personale.
L A D O M A N D A 2025, installazione e performance materiali misti, il banco e la sedia di scuola ,strattura di rete 180 X 90 X 120CM La domanda è un progetto che unisce installazione e performance e nasce dalla mia esperienza personale come studente. Attraverso questo progetto rifletto sul sistema educativo in cui sono cresciuto e sul rapporto tra apprendimento, competizione e pressione sociale. L’installazione è composta da un banco scolastico e da una sedia racchiusi all’interno di una struttura metallica rivestita da una rete. Lo spazio ristretto suggerisce una condizione di limitazione fisica e psicologica, trasformando un ambiente familiare come l’aula scolastica in uno spazio di costrizione.
All’interno dell’installazione realizzo una performance della durata di quaranta minuti. Durante tutto il tempo rimango seduto con la mano destra alzata, mantenendo la stessa posizione senza interruzioni. Un gesto semplice e quotidiano viene così trasformato in un’azione ripetitiva e faticosa, capace di rendere visibile la tensione prodotta dalla sua prolungata durata.
Per me la mano alzata rappresenta il desiderio di essere ascoltati, riconosciuti e valutati. Allo stesso tempo richiama la continua ricerca di risultati richiesta agli studenti all’interno di un sistema altamente competitivo. In molti contesti educativi, gli studenti trascorrono gran parte del loro tempo dedicandosi allo studio, spesso sotto la pressione delle aspettative della famiglia, della scuola e della società. Questo progetto non vuole criticare un singolo sistema educativo, ma interrogarsi sul rapporto tra disciplina, crescita personale e libertà. Attraverso la combinazione tra installazione e performance, La domanda invita il pubblico a riflettere sul significato dell’educazione e sulla necessità di trovare un equilibrio tra apprendimento, sviluppo personale e qualità della vita. La durata della performance diventa così una misura concreta dello sforzo fisico e mentale, trasformando un gesto ordinario in un’esperienza di resistenza e di riflessione.
C I N Q U E S F U M A T U R E D I N O S T A L G I A 2026, installazione materiali misti, le scarpe e la benda medicale Cinque sfumature di nostalgia nasce dalla mia esperienza personale come studente internazionale. Dopo essermi trasferito da solo a Firenze, ho iniziato a vivere in modo sempre più intenso la distanza dalla mia città natale, Chongqing. La nostalgia non riguardava soltanto i luoghi, ma anche i sapori, la lingua, la famiglia e tutti quei piccoli elementi quotidiani che costruiscono il senso di appartenenza. Per questo progetto mi sono ispirato ai principi dell’Arte Povera, scegliendo di lavorare con oggetti comuni e carichi di memoria personale. Le cinque scarpe utilizzate nell’installazione sono tutte scarpe che ho portato con me dalla Cina. Ognuna conserva un frammento della mia storia e diventa il punto di partenza per raccontare un diverso aspetto della nostalgia.
Le scarpe sono interamente avvolte da bende medicali. Questo gesto assume un doppio significato: da una parte protegge e conserva i ricordi, dall’altra rappresenta il tentativo di curare la solitudine e il senso di distanza vissuti durante il periodo trascorso lontano da casa. La benda diventa così un simbolo di fragilità, ma anche di guarigione. Su ogni scarpa compare una parola che sintetizza un ricordo legato a Chongqing: 8145 km, la distanza tra Chongqing e Firenze; piccante, il sapore della cucina della mia città; calore, che richiama sia il clima estivo sia l’accoglienza delle persone; montagna, simbolo del paesaggio urbano e dei ricordi delle passeggiate con la mia famiglia durante l’infanzia; famiglia, dedicata ai miei genitori, il cui sostegno ha reso possibile il mio percorso di studio all’estero. Per la documentazione finale ho scelto di collocare il progetto all’interno di una stazione ferroviaria. La stazione rappresenta contemporaneamente il luogo della partenza e quello del possibile ritorno. È uno spazio di passaggio, sospeso tra due destinazioni, proprio come la condizione di chi vive lontano dal proprio paese. I suoni dei treni, le persone in attesa sulla banchina e il continuo movimento dei viaggiatori diventano parte integrante del progetto. In questo contesto, le cinque scarpe rimangono immobili, in silenzio, come metafora di ogni studente che vive tra due luoghi e due appartenenze. Il progetto non racconta soltanto la mia nostalgia personale, ma riflette sull’esperienza universale della migrazione, della memoria e della ricerca di un luogo da poter chiamare casa.
La stazione rappresenta un luogo di passaggio, sospeso tra partenza e ritorno. È uno spazio in cui nessuno rimane davvero, ma dove ogni viaggio conserva il peso dei ricordi e delle attese. In questo contesto le cinque scarpe rimangono immobili, come tracce silenziose di una presenza lontana. Attraverso questo progetto desidero riflettere sul significato della nostalgia, intesa non soltanto come desiderio di tornare, ma come parte del percorso attraverso cui costruiamo la nostra identità e il nostro senso di appartenenza.
I L S P A Z I O 2022, installazione rinforzo di ferro,profilato angolare,vernice 75 X 55 X 45CM
Selezione di fotogrammi dalla video installazione a tre canali. L A V I T A D I L O T O 2024, ceramica rinforzo di ferro,profilato angolare,vernice 45 X 65 X 50CM
P A D R E E F I G L I O 2022, Scultura in vetroresina 65 X 45 X 40CM
A N N I G L O R I O S I 2023,rilievo di ceramica 1200 X 1750CM
D E N G K A I Y U N M E M O R I A E R R A N T E P O R T F O L I O 2 0 2 6